IL PAESAGGIO AGRARIO DI LOMELLO E IL COMPLESSO DI SANTA MARIA MAGGIORE

Tipologia: Tesi di Laurea

Anno: 2009

Località: Lomello (PV)

Descrizione: La presente tesi ha come oggetto la chiesa di Santa Maria Maggiore, una basilica romanica che sorge sull’antico borgo medioevale di Lomello, e si sviluppa secondo diverse linee di lavoro. L’intero elaborato ha sempre voluto tener conto dell’importanza che tale bene storico possiede sia nel panorama lomellino che all’interno del patrimonio storico e culturale italiano; ed è proprio in virtu’ di quanto detto che si è voluto procedere ad un progetto di valorizzazione che non si limiti al bene stesso, ma che contempli anche l’intero territorio in cui esso è contestualizzato. Lo studio sul paesaggio del comune di Lomello è volto alla redazione di un piano di tutela che possa aggiungersi alle normative vigenti ai fini di tutelare il patrimonio agrario di Lomello. Parallelamente lo studio si concentra anche sul piano per la valorizzazione ed il riuso della chiesa di Santa Maria Maggiore. Il progetto prevede, il rifacimento della pavimentazione esterna alla basilica; la realizzazione di una passerella in quota, accessibile mediante una nuova scala inserita all’interno del campanile; il riutilizzo delle due campate adibite a magazzino per la realizzazione di un piccolo punto informativo; il riutilizzo dell’intera cripta, attualmente inutilizzata, per la realizzazione di uno spazio museale in cui raccogliere reliquie, ritrovamenti archeologici e foto storiche. Tutti questi interventi sono volti a creare un iter conoscitivo interno alla basilica che permetta ai visitatori di comprenderla in tutti i suoi aspetti. Tuttavia, tale percorso non è da considerarsi fine a se stesso, ma come la continuità di un itinerario che lambisce gran parte del territorio comunale di Lomello.


 TURBIGO E LO SCENARIO DELL’INDUSTRIA CONCIARIA: una proposta di riuso per la Conceria Ticinia.

Tipologia: Tesi di laurea

Anno: 2008

Località: Turbigo (MI)

Descrizione: Lo studio presentato affronta il tema dell’archeologia industriale attraverso l’analisi del distretto conciario di Turbigo, il quale costituisce non solo un esempio di dismissione di numerose aree produttive ma anche un eclatante episodio di crisi economica di un intero Comune a vocazione industriale. Questo centro ha costituito, a partire dai primi anni del ‘900 fino a circa un decennio fa, uno dei quattro principali poli conciari in Italia e, nonostante questo, è stato, ed è tuttora, una realtà “dimenticata”. La crisi che ha investito questo settore produttivo ha inevitabilmente portato alla chiusura delle aziende e al successivo abbandono degli edifici, i quali sono ormai da anni sottoposti all’effetto degradante del Tempo, che minaccia sempre più seriamente le loro strutture e di conseguenza la loro memoria. La tesi, dunque, vuole essere un’analisi su più livelli, che in un certo senso supera le problematiche del singolo edificio per puntare l’attenzione su una questione più ampia come quella della dismissione quasi totale di un intero distretto industriale. Accanto al progetto di riutilizzo della Conceria Ticinia (scelta sia per la sua importanza storica, sia per la sua localizzazione strategica all’interno del tessuto urbano), come museo della concia, si colloca un’operazione molto più ampia di mappatura e classificazione di tutte le concerie dismesse all’interno del territorio comunale (quasi 50), che ha come finalità quella di proporre un possibile riuso in grado di restituire un ruolo a questi manufatti e nel contempo salvaguardare la loro integrità come testimonianza di un importante momento storico che ha permesso la crescita economica, e quindi lo sviluppo, di Turbigo.